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Abolizione del roaming internazionale? Per L’Italia è troppo presto

Sono passati soltanto pochi mesi da quando il Parlamento Europeo ha legiferato in ambito di telecomunicazioni. Garantire un maggior benessere sociale ai cittadini e avvicinare gli stessi alle istituzioni creando un clima di trasparenza e dialogo sembrano essere i cardini sui quali si fonda la legislazione comunitaria degli ultimi anni. Sempre costanti sono gli sforzi dell’Unione Europea nel perseguire il mercato unico tanto desiderato: non soltanto un’unione doganale e monetaria ma la realizzazione di un vero e proprio spazio comunitario nel quale, pur rispettando le diversità culturali esistenti tra gli stati, ci sia una maggior uniformità non solo dal punto di vista teorico ma anche da quello pratico.

Tra le iniziative in tal senso avevo già citato quella dell’abolizione del roaming internazionale. Il 3 marzo 2014 il Parlamento Europeo aveva approvato e votato una legge che prevedeva l’imposizione ai gestori di compagnie telefoniche di azzerare i costi di roaming all’interno di tutti i paesi facenti parte dell’Unione Europea. In un mondo in cui gli smartphone la fanno da padrone questa legge mira ad abolire tutti i confini per i cittadini. Detto in altre parole, con questa iniziativa, una volta stipulato un contratto con un operatore telefonico nazionale la tariffa applicata resterà tale e quale in qualsiasi paese dell’Unione, senza l’applicazione di ulteriori maggiorazioni (questo riguarda sia le telefonate che il traffico dati). Oltre a ciò la normativa prevede l’obbligo per le aziende di astenersi dal rallentare o bloccare servizi come Skype e WhatsApp, spesso visti come potenziali rivali da ostacolare.

Vista la rapida e continua evoluzione del mondo mobile e la crescita impetuosa degli accessi internet, il Parlamento ha ben pensato di far risparmiare soldi ai viaggiatori che, sia per affari che per piacere, trascorrono parte del tempo all’estero. Questo grande passo in avanti da parte dell’Unione prevedeva anche una data di attuazione oltre il quale non spingersi: il 15 dicembre 2015. Un passo che si muove verso una direzione già intrapresa in passato: era notizia dell’anno scorso infatti quella del Parlamento che aveva costretto le aziende ad abbassare le tariffe, prevedendo un ribasso del costo per megabyte dai 70 ai 45 centesimi massimi.

Che dire… l’attuazione di questa legge sarebbe proprio un bel regalo di natale per tutti. Di pochi giorni fa però la nota dolente di questa pregevole iniziativa, e la colpa è tutta italiana. È stato infatti proposto dall’Italia il rinvio di questa abolizione, da effettuarsi non più entro il 15 dicembre dell’anno prossimo ma in data da destinarsi e seguendo un processo lungo e graduale. La proposta, che arriva in questo semestre in cui all’Italia spetta il turno di presidenza in seno al Consiglio, sembra voler tutelare più i gestori telefonici che non gli utenti degli stessi.

Il suggerimento del Belpaese è quello di posticipare l’eliminazione di queste tariffe extra allo scopo di andare incontro alle esigenze delle compagnie di telecomunicazione che hanno chiesto un lasso di tempo maggiore per adeguarsi a queste novità. Di parere contrario restano comunque Parlamento Europeo e Commissione, fermi sulle loro intenzioni di perseguire questo livellamento dei prezzi entro la fine del prossimo anno. Non sono mancate le immediate reazioni delle associazioni di consumatori che hanno puntato il dito contro l’Italia definendo un “pessimo inizio” l’esordio in presidenza Ue e sottolineando come ci si preoccupi più di poche centinaia di aziende operanti nel settore piuttosto che dell’interesse di centinaia di milioni di utenti.

Nell’interesse a perseguire nella direzione europea vi sono anche le numerose aziende che vivono grazie all’online, per le quali un Europa senza confini (telefonicamente parlando) può solo aumentare il volume dei loro affari. Considerato il periodo di crisi sarebbe bene non trascurare uno di quei pochi settori che registra ancora trend di crescita costanti, grazie soprattutto al crescente interesse degli utenti verso il mobile. La forte penetrazione di smartphone e tablet nel mercato ha portato ad un’ondata di opportunità senza precedenti per moltissime aziende.

Si pensi solo che per il 2014 è prevista una spesa degli investimenti in pubblicità sugli smartphone di 300 milioni di euro, pari al 14% del totale investimenti in internet advertising. Tra questi, in particolare, in forte crescita è l’ambito del mobile gaming che, grazie alle eccellenti performance registrate negli ultimi anni, sta attirando le attenzioni di paesi emergenti come Cina ed India, sempre più interessate ad investire nel settore, sull’onda di quanto ha fatto il colosso cinese Tecent.

Le aziende più lungimiranti lo hanno già capito da tempo che il mobile è il futuro; per chi opera nel settore da un po’ di anni queste sono le occasioni d’oro per migliorare il proprio posizionamento, investendo sullo sviluppo di applicazioni e virando gli investimenti dall’advertising pensato per l’utente pc a quello pensato per l’utente di cellulari smartphone. Tra le società del web che hanno saputo cogliere queste tendenze impossibile non citare Poker Stars,prima azienda mondiale nel settore del poker online che ha investito denaro migliorando la versione mobile della propria piattaforma, come la versione Android scaricabile da Google Play, al fine di agevolare gli utenti nell’utilizzo (l’anno 2013 l’ha vista trionfare agli mGaming Awards, come miglior operatore mobile di poker online). Non è forse un caso che la nota società di poker a giugno di quest’anno sia stata acquistata dal gruppo canadese Amaya Gaming, divenuta ormai un colosso del settore gaming online.

A cogliere le opportunità offerte da queste tendenze in atto negli ultimi anni però non ci sono solo imprese nate nel mondo del web ma anche aziende operanti nei settori più tradizionali dell’economia che hanno saputo reinventarsi e sfruttare questi trend in proprio favore. Si pensi alla crescente diffusione dei negozi bio come NaturaSì che, grazie alla creazione di siti internet e app sviluppate ad hoc, hanno visto progressivamente ampliato il loro bacino d’utenza non più ai soli residenti nelle vicinanze ma a tutti i cittadini d’Italia. Discorso analogo vale anche per le imprese commerciali tradizionali, come l’ottima strategia di integrazione tra offline e online che sta mettendo in atto Esselunga con la sua applicazione per telefoni cellulari.

Il settore del mobile sta dando una boccata d’aria che non si respirava da anni e abolire le tariffe extra può solo essere vista come una buona azione volta a facilitare il lavoro di chi vive grazie al web, oltre che a rendere più facile ed economica la vita a coloro che viaggiano all’estero. Una legge che se entrerà in vigore porterà molti pro e pochi contro. Speriamo solo che l’Ue a questo punto non dia retta alle proposte italiane.

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