Varie

Nuove tecnologie e terza età: un ostacolo reale?

Sfortunatamente la tecnologia non è, nella maggior parte dei casi, il cavallo di battaglia per gli anziani (ma anzi, potremmo dire che è il tallone d’Achille), nonostante siano tra le figure che più potrebbero giovare da un corretto utilizzo dell’informatica e delle nuove tecnologie in generale (basti pensare alla possibilità di fare la spesa comodamente da casa propria e vedersi consegnare l’ordine il giorno seguente o quello di rimanere in contatto con i propri cari quotidianamente e di abbattere la solitudine che colpisce molte persone). 

Molti sono i corsi in tutta Italia che aiutano le persone della terza età ad avvicinarsi ad un uso corretto del computer, dello smartphone o di qualsiasi altra tecnologia che possa aiutare la vita quotidiana. L’informatica non è qualcosa di riservato esclusivamente ai giovani, spesso chiamati, “nativi digitali” (termine coniato da Marc Prensky, scrittore americano che viene ricordato principalmente per aver utilizzato per la prima volta questo termine in un articolo del 2001 dal titolo, appunto, “Digital Natives, Digital Immigrants”), ma qualcosa a cui anche chi ha superato i 60/70 anni può accedere sempre con più facilità.

Parlo di facilità in quanto anche il progresso stesso delle tecnologie ha permesso di sviluppare metodiche, processi, software, e chi più ne ha più ne metta, con un livello di accessibilità tale che anche i meno esperti (ed a volte anche una rana, come in questo video) possono avere le capacità fin da subito per poterne trarre vantaggio.
Nonostante non sia un’amante di ricerche scientifiche condotte all’interno di quest’ambito (nella maggior parte dei casi i tempi sono troppo brevi per condurre ad un risultato certo e le metodiche utilizzato sono spesso discutibili a causa di un ritorno economico di qualche tipo), è interessante sottolineare, almeno fino a nuova smentita, uno studio condotto in Arizona dai ricercatori della Mayo Clinic, i quali hanno studiato il cervello degli anziani ed in particolare come l’attività online possa aiutare la memoria. Secondo lo studio (benefici che valgono sia per gli uomini che per le donne) sentirsi socialmente connessi aumenta le proprie performance cognitive, migliorando le capacità di cognizione del 25% rispetto a chi non fa uso di questi social. E’ una ricerca ancora in corso effettuata su un gruppo di 42 anziani che avevano tra i 68 e i 91 anni che non conoscevano l’ esistenza di Facebook.

Personalmente ho avuto modo di lavorare in passato per la realizzazione di una serie di corsi di informatica per la terza età nella città di Bologna e, al di là di quello che può essere il confronto generazionale sul tema della tecnologia, sono rimasto stupito di quanto l’informatica possa essere facile da apprendere da parte di coloro che sono motivati a comprendere uno strumento che oggi passa dalla vita di ognuno di noi ogni singolo giorno. Fa sorridere se pensiamo che queste persone hanno, molto spesso, avuto il loro primo approccio con l’informatica grazie al Commodore 64 acquistato dai propri figli molti anni addietro, strumento che invece i ragazzi di oggi nemmeno conosco.

Lascia un commento

FERMO! Prima di uscire, guarda qui!

Hai trovato quello che stavi cercando?
Rimaniamo in contatto, potresti imparare molte cose!

Grazie!

Sono sicuro che insieme potremmo fare molte cose!

Prima di continuare, guarda qui!

Hai trovato quello che stavi cercando?
Rimaniamo in contatto, potresti imparare molte cose!

Grazie!

Sono sicuro che insieme potremmo fare molte cose!