Sicurezza Informatica

In Italia arriva il Revenge Porn su Telegram (tra i minorenni): analisi approfondita

Tra le attività più spregevoli che possono essere fatte con le “nuove” tecnologie vi rientra sicuramente il Revenge Porn (spesso manifestazione del Cyberbullismo), ovvero la condivisione e pubblicazione di foto o video intimi senza il consenso dei protagonisti degli stessi. Il fenomeno esiste già da moltissimi anni, sopratutto all’estero, ma negli ultimi mesi sono nate alcune chat, italiane e pubbliche, all’interno della famosa applicazione Telegram, molto simile alla più conosciuta WhatsApp. Ma andiamo con ordine.

Per chi non lo sapesse, Telegram, un’applicazione di messaggistica, permette di realizzare delle chat di gruppo molto grandi senza dover condividere il proprio numero di telefono ed a cui tutti possono accedere semplicemente effettuando una ricerca all’interno dell’applicazione stessa (es: sto cercando una chat di gruppo dedicata al mondo del vino? Dopo aver aperto Telegram utilizzerò la parola “vino” per cercare l’esistenza o meno di una chat di gruppo dedicata all’argomento).

L’articolo è stato realizzato solo per diritto di cronaca e per denunciare comportamenti illeciti. L’articolo NON vuole in alcun modo invitare gli utenti ad accedere a gruppi indicati (che sono stati oscurati, così come tutte le immagini riportate) né tantomeno ad emulare quanto riportato.

Chiarito il concetto di base, andiamo avanti.
Qualche giorno fa, durante una ricerca che sto conducendo sul Cyberbullismo (e che vedrà i risultati in una serie di prossimi articoli sul Blog), ho deciso di prendere in considerazione anche Telegram, in quanto piattaforma molto utilizzata da parte dei giovani insieme a WhatsApp. Tra una parola chiave e l’altra, mi sono ritrovato all’interno di un gruppo in cui venivano scambiate foto di ragazze e ragazzi durante la propria intimità, spesso a volto scoperto e con relativo nome, cognome, profilo Instagram e quant’altro venisse condiviso dall’autore del messaggio.

Se in un primo momento poteva sembrare come uno dei tanti gruppi per adulti che si possono trovare su Telegram, ben presto mi sono accorto che la maggior parte delle immagini condivise non erano di modelle o attrici, ma bensì foto scattate dai partner e fatte liberamente girare (probabilmente) senza il consenso del diretto interessato. La cosa più grave è anche quella che la maggior parte degli utenti iscritti al gruppo e che partecipavano a questa condivisione erano minorenni, così come, probabilmente, i soggetti ritratti nelle foto e nei video condivisi.

Non è difficile capire in pochi minuti come la maggior parte degli utenti fossero minorenni, in quanto si trovavano a scuola (cosa che facevano notare nei messaggi inviati). I ragazzi minorenni, venivano inoltre spesso ripresi e cacciati dal gruppo da uno dei vari amministratori, in quanto, come da regolamento del gruppo che ho analizzato, l’accesso era riservato solo ai maggiorenni. Peccato che, la regola venisse trasgredita dalla maggior parte dei presenti.

Facendo una ricerca più approfondita, effettivamente, ricevo la conferma che molte delle foto condivise sono state inviate senza autorizzazione, come da screenshot seguente.

Il Revenge Porn è uno degli argomenti più delicati che possa esistere. Tragicamente abbiamo assistito a pesanti ricadute di questi fenomeni in passato, basti pensare a Tiziana Cantone (qui un riassunto della vicenda) oppure a Carolina Picchio (qui un articolo del 2018 in merito), ragazza di 14 anni suicida a seguito della condivisione sui gruppi scolastici di alcune sue foto private.

Come risolvere il problema? Con l’educazione. Gli strumenti ed il mezzo, in questo caso, non ne hanno colpa.
Comportamenti del genere, per quanto possano sembrare agli occhi di un giovane una semplice “bravata”, devono essere valorizzati per quello che sono e per quello che possono comportare.

NB: a seguito di quanto scoperto e raccolto, in questi giorni sto provvedendo a segnalare il tutto a chi di dovere. Seguiranno eventualmente aggiornamenti.

L’articolo è stato realizzato solo per diritto di cronaca e per denunciare comportamenti illeciti. L’articolo NON vuole in alcun modo invitare gli utenti ad accedere a gruppi indicati (che sono stati oscurati, così come tutte le immagini riportate) né tantomeno ad emulare quanto riportato.

Rispondi a Sandro kensan X

3 commenti

  • Comunque come ha detto Mercatanti, e io concordo, il revenge porn è una questione complessa che riguarda non solo i ragazzin* ma anche gli adulti che dopo una separazione si fanno del male in modo ancor peggiore con la moglie che denuncia l’ex marito di pedofilia e il marito che non da un euro alla moglie neppure per i figli.

    Secondo me non andrebbe confusa con una malattia come quella che ha implicitamente denunciato Flavius e che ha portato Telegram ad aprire i canali di denuncia https://t.me/stopCA stopCA@telegram.org ca@telegram.org e tutti quelli che finiscono in CA.

    Secondo me ci vorrebbero i corrispettivi canali che terminino in RP. I ragazzi (maschi di solito) che fanno RP sono minorenni e quindi servono altri atteggiamenti. Anche se sono maggiorenni si tratta di atti molto differenti dal CA ma comunque penalmente significativi.

  • Complimenti per l’articolo.
    Volevo anche segnalare il fatto che il team Telegram ha aperto da qualche mese questo canale https://t.me/stopCA, dove segnalano di volta in volta quanti canali, gruppi, supergruppi o bot bloccano per la violazione. Non solo hanno anche aperto una casella di mail dedicata a questo canale, utile per segnalare tutti i canali, bot, gruppi e supergruppi privati è la seguente stopCA@telegram.org. Esistono anche altre due mail a cui ci possono segnalare cose illecite presenti in Telegram: abuse@telegram.org e ca@telegram.org.

    Ho aggiunto queste informazioni, nella speranza che i tuoi lettori trovandosi davanti a materiale illecito, possa intervenire segnalando in modo diretto le cose.

    • Ciao Flavius!
      Grazie mille per la segnalazione, non ero al corrente di questi servizi attivati da Telegram.
      Provvedo ad aggiungere il tutto all’interno dell’articolo

      Luca Mercatanti

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