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Riparare vecchi computer con una chiavetta USB?

Navigando su YouTube, mi sono imbattuto in un video che ha subito attirato la mia curiosità: Xtra-PC, ovvero una chiavetta USB che, a detta del produttore, sarebbe in grado di far tornare in vita vecchi computer non funzionanti. Curioso di capirne di più, ho deciso di approfondire l’argomento, scoprendo così un “mercato” alquanto particolare (e se ve lo stesse chiedendo: no, in realtà queste chiavette USB non fanno tornare in vita un vecchio computer).

Partiamo per gradi e prima di tutto voglio condividere con voi il video dal quale sono partito, che qui sotto vi riporto.

Nel video non sono illustrati particolari dettagli tecnici, ma tutto è incentrato sulla possibilità di riavviare un computer non funzionante, anche a causa di problemi hardware sul disco rigido, semplicemente a seguito dell’inserimento della chiavetta USB. Ad un occhio meno esperto, tutto ciò potrebbe sembrare incredibile. Peccato che, dietro questa “invenzione”, altro non ci sia che una semplicissima distribuzione (distro) di Linux personalizzata per sembrare quanto più possibile simile al sistema operativo Windows.

In altre parole, ciò che viene venduto, è una semplice chiavetta USB nella quale è installata una versione live di Linux, ovvero una versione del sistema operativo appena citato, in grado di avviarsi da una chiavetta USB, senza necessità di installare il tutto sul proprio hard disk (motivo per cui è in grado di funzionare anche se il disco rigido presenta un difetto). Diversi sono gli aspetti che vengono tralasciati, primo tra tutti il fatto che è possibile realizzare una chiavetta analoga semplicemente utilizzando qualsiasi USB e scaricando gratuitamente da Internet una versione di Linux (Ubuntu, per esempio).

Consideriamo poi il fatto che il prezzo di questo dispositivo cambia in base alla capacità di memoria, che semplicemente sarà la dimensione della chiavetta USB utilizzata. Avviando una versione live di Linux, infatti, la vostra memoria altro non sarà che la chiavetta stessa da cui viene avviato il sistema operativo. Insomma, se questo dispositivo, con una capacità da 64Gb, viene venduto a 78$, in realtà non state facendo altro che acquistare una chiavetta di memoria USB da circa 10 Euro, con installato all’interno un sistema operativo gratuito.

Tralasciando la questione economica (in quanto, in fondo, ognuno ha diritto di far pagare il proprio lavoro quanto ritiene opportuno, ed in questo caso potremmo giustificare il tutto con le personalizzazioni grafiche, di aggiornamento, imballaggio, etc…), ciò che non è chiaro, e questo sarebbe invece importante sottolineare, è il fatto che questa chiavetta USB non è propriamente in grado di riportare “in vita” un computer danneggiato. Se il computer in cui viene inserita presenta un difetto hardware che rende impossibile l’avvio del dispositivo stesso, non sarà di certo una chiavetta USB a risolvere il problema. Inoltre, ed anche questo non viene specificato, su una distro di Linux non è possibile avviare i software che generalmente vengono eseguiti sul sistema operativo Windows (i file eseguibile, per intenderci).
La soluzione venduta, sarà efficace esclusivamente nel caso in cui:

  • Sia effettivamente danneggiato il disco rigido del computer, ma in questo caso, accedere ai vecchi file non sarà possibile, in quanto è il dispositivo fisico ad essere inaccessibile.
  • Accedere ad un computer che presenta errori nel sistema operativo, per i più svariati motivi. Anche in questo caso, però, non è detto che si sia poi in grado di accedere ai file memorizzati sul disco rigido (per esempio, potrebbero essere cifrati dalla password di accesso impostata).

Si tratta, in sostanza, di una truffa? Assolutamente no, se qualcuno non è in grado di acquistare una chiavetta USB e di installare sopra una versione live di Linux, può semplicemente acquistare un dispositivo di questo tipo in cui il lavoro informatico è già stato fatto, ma è abbastanza naturale chiedersi se la cifra richiesta sia consona alla quantità di lavoro che vi è dietro (installare una versione live di Linux su una chiavetta USB non richiede competenze informatiche avanzate, in quanto la procedura è completamente automatizzata) e sopratutto se, dopo l’acquisto, un utente con conoscenze informatiche medie possa ritenersi soddisfatto (sarà al corrente del fatto che non potrà avviare i software che generalmente utilizza? Sarà al corrente del fatto che potrebbe non riuscire comunque ad accedere ad informazioni memorizzate in precedenza?).

PS. mi sono volutamente rifiutato di mettere link in uscita verso il sito ufficiale o altri venditori perché non ritengo valido il prodotto. Se proprio foste interessati, potrete facilmente trovarlo con una ricerca su Google.

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5 commenti

  • Se uno è così rincoglionito da non farsi prendere in giro con ‘sta cosa… se lo merita di venire “fregato”… 😉

  • In effetti è così. E’ come voler risuscitare un malato in condizioni quasi terminali. Se il PC è vecchio, tale rimane. Con i prezzi in continuo calo e le prestazioni PC in aumento , conviene cambiare il computer, sempre valutando l’uso che intendiamo fare. Ce n’e’ di tutti i prezzi, da quelli economici a quelli più sofisticati.

    • Senza considerare il fatto che, spesso e volentieri, una formattazione riesce a far tornare il computer in vita, per l’uso che spesso le persone ne fanno (navigazione, programma di scrittura e poco più!)

  • Io invece vedendo il video ho pensato come fosse difficile per gli utenti che conosco io avviare una chiavetta come boot. Andare nei boot menù e selezionare un dispositivo usb da cui fare il boot penso sia difficile per la maggior parte degli utenti windows.

    Invece vedo che l’autore ha una opinione diversa, pensa che sia facile farsi una live da mettere su chiavetta per cuio non vale la pena spendere soldi.

    Per esempio un mio parente mi chiama e mi dice che il wi-fi non funziona più, arrivo e noto che la password e l’ssid non è impostato. Questo è il livello. Aveva installato di nuovo i driver e non aveva controllato se le password erano rimaste memorizzate.

    • Ciao Sandro,
      sì, mi trovo d’accordo anche con il tuo ragionamento, nell’articolo ho dato accezione ad altri aspetti

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